INTRODUZIONE
Riscoprire le tradizioni e apprezzare
e comprendere la reale vita
a contatto con la natura

Cosa c’è di sbagliato nel bruciare il legno se lo si fa con criterio e rispetto della natura? L’equilibrio del nostro complesso ecosistema, un tempo, era garantito e scandito da tutte le attività dell’uomo. Attività che per sollevarci dalla fatica, molte di queste, hanno finito per essere dapprima dismesse con l’introduzione di ausili meccanici, fino a essere abbandonate ed infine dimenticate. Oggi sono addirittura poco comprese dai più, se non paradossalmente aborrite. Ciò dovrebbe far riflettere e non solo, dovremmo ricorrere come società ai ripari per la perdita della conoscenza antica, fare in modo di ripristinare le pratiche che restavano in equilibrio con l’ecosistema e ridisegnare la nostra società, almeno sotto il profilo del legame antropologico con l’agricoltura. Il bosco di per se ha una sua ciclicità, si rigenera e nello stesso tempo potenzialmente si impoverisce se non è adeguatamente curato dall’uomo. Qualcuno oggi non legge queste mie parole come le intendo, anzi, parrebbe che a parole siamo tutti d’accordo, ma quando si entra nel merito ci si accorge che non tutti gli individui, sia che essi siano organizzati in associazioni o che agiscano individualmente, hanno ben chiaro il significato profondo della parola naturale. Siamo talmente distanziati nelle nostre attività quotidiane dalle leggi naturali che molti riescono a confondere la vita contadina di un tempo con una favoletta fantastica, dove tutto segue un ritmo automatico e l’uomo non deve fare nulla che raccogliere i frutti che la terra generosamente offre. Non immaginano lontanamente cosa significhi coltivare la terra, allevare gli animali e vivere di questo senza altri aiuti esterni. Nello stesso tempo sentendosi vicini all’idea di essere difensori della natura, non si accorgono che mancano profondamente della conoscenza che gli permetterebbe di comprenderla OLTRE CHE DI SOPRAVVIVERE. Ricordo di aver fatto una accesa discussione con un mio collega di Accademia ai tempi degli studi artistici. Tra noi studenti, tutti appassionati di recupero di valori ed etica, di tecniche e di studio sulle innovazioni delle arti, per la maggior parte eravamo orientati ad una filosofia di vita che fosse incentrata sul contatto genuino tra uomo e natura. Tuttavia vi erano spaccature considerevoli tra chi almeno in parte viveva in campagna e chi invece la campagna la vedeva solo in tv. Il ragazzo in questione era un bel giovanotto biondo, alto snello dalla pelle diafana, le mani grandi e le dita lunghe da musicista; durante la pausa pranzo si stava gustando un bel yogurt magro. Me lo ricordo bene, era Sun salutista, molto bene educato, parlava forbito ed era talentuoso come artista concettuale. Parlando del più e del meno in merito a ambiente e degrado se ne uscì con una frase che agli occhi di chi viveva in campagna o a contatto con il bosco strideva assai: “Io della natura non toccherei nulla, bisognerebbe che l’uomo si limitasse a raccogliere i frutti dall’albero. La caccia ad esempio è un abominio, è il frutto dell’arroganza dell’uomo sull’animale, l’uomo dovrebbe solo cibarsi di frutta e lasciare gli alberi crescere da soli, l’uomo appena utilizza la natura la offende sfruttandola. Anche una vigna è uno sfruttamento.” Sulla caccia potrei anche essere d’accordo in parte, meriterebbe aprire un capitolo a parte, ma non è opportuno in questa sede, però per quanto riguarda il cibarsi di sola frutta senza toccare gli alberi avevo ed avrei ancora molto da ridire. 
Infatti dopo quella uscita non resistetti e gli dissi che se voleva continuare a mangiarsi lo yogurt avrebbe dovuto cambiare idea, oppure per mangiare lo yogurt avrebbe dovuto prima mungersi il latte. E da lì vista la faccia che mi fece con il cucchiaino in bocca, tutto d’un fiato gli dissi ciò che i miei nonni mi avevano trasmesso. “Se vuoi che un albero ti dia frutti lo devi curare e tutto l’anno, intorno a se non deve avere sterpaglie e altre piante non devono coprirlo o soverchiarlo a tal punto da non prendere luce sufficiente o abbastanza nutrimento dalle radici. La vita del contandino non ha nulla a che vedere con lo sfruttamento delle risorse. Forse oggi( eravamo nel lontano 1994), con la meccanizzazione dell’agricoltura abbiamo superato un confine e non avremmo dovuto, ma ti assicuro che se non curi una pianta non ti darà abbastanza sostentamento.” Stizzito il ragazzo mi disse che il problema era complesso, che anche la lana delle pecore era uno sfruttamento degli animali e che per essere sparite venivano torturate. A quel punto gli chiesi se sapeva quanto cresceva la lana alle pecore e lui mi rispose che non lo sapeva. Io incalzai e gli dissi che la lana delle pecore cresce quasi come i capelli e i pecorai che erano sfortunati perché non avevano potuto tosarle per problemi personali si trovavano con le pecore alle quali la lana si trascinava per terra. Mia nonna diceva che le pecore una volta tosate, indipendentemente se si fosse usata la lana o meno, stavano meglio e addirittura le pecore con la lana lunga addosso erano soggette ad ammalarsi. Il freddo , la pioggia, la neve erano causa di malanni anche per loro se la traspirazione non era adeguata. Lui non contento mi controbattè dicendo che era una fandonia perché la natura non poteva aver fatto una contraddizione in termini e che la pecora allo stato brado non avrebbe potuto stare meglio che in una stalla sporca. Non ci potevo credere. Chi ti ha detto che la stalla è sporca? - Tutte le stalle sono sporche. - Il fatto che ci sia puzza in una stalla non significa che sia sporca. - Come no? - No! La paglia viene utilizzata proprio per questo, per tenere puliti gli animali. Paglia? Ma cosa dici, la paglia serve per dar da mangiare agli animali. A quel punto mi fermai. Scusa, ma tu mi sai dire che differenza c’è tra paglia e fieno? - silenzio - Da dove deriva la paglia e da dove deriva il fieno e a che cosa servono?- Silenzio - non sono la stessa cosa?- No! - gli animali che dormono nella paglia stanno più puliti e profumati, è ovvio che se il contadino tira via e non li rigoverna sono più malandati sporchi e forse si ammalano, ma se tutto viene fatto a regola d’arte no, sono più in salute. Non era ancora convinto. E allora ? Tutta la legna che viene tagliata per fare la carta o per metterla nei caminetti? C’è bisogno? No! È uno spreco, una violenza al bosco, ma lo sai quanto ci mette a ricrescere un albero? Cinquanta anni almeno! Ma tu lo sai che cos’è una madricina? No. Ecco è una piantina lasciata durante il taglio della legna dai taglialegna per ripermettere al bosco di ricrescere. E poi ci sono zone da frutto e zone da legna. Il bosco non è tutto uguale. Stai confondendo le problematiche della foresta amazzonica con i nostri boschi. Oggi i nostro boschi sono diventati una selva indistinta, mentre prima i boscaioli li tenevano come un giardino. Alla fine, ero giovane, oggi non mi metterei neanche a discutere gli dissi. Ma tu con cosa ti lavi i capelli? Con lo shampo che diamine! Ecco guarda cosa c’è dentro lo shampoo e poi fammi sapere come rimedi all’inquinamento che tutti noi, anche tu fai con il rilascio negli scarichi dello shampoo e di tante altre cose che tutti i giorni usiamo senza pensare. Dare la colpa all’uomo del degrado della natura è logico, non lo è assimilare l’uomo al contadino. Non è questo il colpevole. Riscopriamo quindi le tradizioni e vediamo se possiamo recuperare qualcosa di utile e di ecologico.

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